mercoledì , 2 Dicembre 2020

Riflessione sulla vita di don Folci di don Mario Tocchetti

UN “PRETE PER I PRETI”

Stampa documento

Don Giovanni Folci è un sacerdote della diocesi di Como, che si è formato nel seminario diocesano da dove, non molti anni prima di lui, erano usciti l’apostolo della carità, il beato don Luigi Guanella e il beato don Giovanni Battista Scalabrini, l’apostolo degli emigranti.
Era nato a Cagno ( CO) il 24 febbraio 1890 da Carlo Folci e da Teresa Sonzini, domiciliati in via Castello 6, nella stessa casa dove nel 1611 fu tenuto a balia Benedetto Odescalchi, che divenne poi Papa con il nome di Innocenzo XI e fu beatificato nel 1956.
Don Folci fu battezzato il 26 febbraio nella chiesa parrocchiale di San Michele dal parroco don Angelo Peduzzi. È morto il 31 marzo 1963.
Trascorse la sua fanciullezza serenamente, circondato dalle attenzioni di una famiglia esemplare per le virtù cristiane e dalle premure di uno zio materno, don Carlo Sonzini, allora vicerettore del Collegio De Filippi di
Arona.
All’età di sette anni, don Folci era già un vispo e diligente chierichetto della sua parrocchia e sentì molto presto la voce di Dio che lo chiamava al sacerdozio. Diventato prete, più di una volta, sorridendo, si lasciò scappare che proprio all’età di sette otto anni, manifestò in modo categorico ai genitori, al parroco e allo zio don Carlo la sua intenzione di farsi sacerdote, e poiché non prendevano sul serio il suo desiderio di entrare in seminario, disse loro: “ Se non mi lasciate andare a prete, mi getto dal ponte di Malnate!”.
Completati gli studi elementari, entrò in Seminario prima a Domaso, e poi a Como. Arrivò al sacerdozio provato da notevoli difficoltà dal punto di vista della salute e con una lunga serie di sacrifici che maturarono fortemente il suo spirito. Mons. Bormetti, allora arciprete di Chiavenna e suo grande amico, lasciò scritto che “ già in seminario il chierico Folci aveva una fede gagliarda”.
All’inizio di un suo libretto di appunti spirituali del periodo Seminaristico, troviamo scritto questa piccola preghiera:
“ Fammi inebriare, Signore, della tua Croce”, e di “ croci” don Folci ne ebbe tante e di vario genere, ma molto presto
aveva imparato le “ lezioni” della Croce di Gesù, e sarà un grande maestro anche nel proporle agli altri.
Più avanti, sempre nello stesso libretto, don Folci, in occasione del corso di Esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione sacerdotale, così si esprime:
“ Voglio dare alla Chiesa di nostro Signore tante e sante vocazioni sacerdotali e religiose !”.
E’ un ‘annotazione che mostra come egli avesse già la chiara consapevolezza di come voleva vivere il suo sacerdozio.
Ordinato prete il 13 luglio 1913 nella Cappella della SS. Trinità del Seminario maggiore di Como (oggi “ Centro Cardinale Ferrari”), in attesa di celebrare la prima Messa solenne a Cagno la domenica 20 luglio, il giorno 14 celebrò l’Eucarestia nel santuario del Santo Crocefisso di Como e il giorno 15 al Santuario della Beata Vergine di Lezzeno, sopra Bellano.
Anche le scelte di queste prime celebrazioni non sono casuali nell’itinerario sacerdotale di don Folci, perché, in seguito, troverà nel Crocifisso e nella Madonna tanta luce per le sue realizzazioni sacerdotali.
Come primo campo di lavoro pastorale, il vescovo Archi gli affidò la cura spirituale di Primolo, un paese dell’alta Valmalenco.
Alcuni giorni dopo, però, il Vicario generale gli comunicò che il Vescovo aveva dovuto ritornare sulle sue decisioni e lo incaricava di assumere la guida della parrocchia di Valle Colorina, una comunità di trecento anime in provincia di Sondrio, “ con mille raccomandazioni di prudenza specialmente verso la fanciullezza”.
La parrocchia, infatti, si era resa vacante “ in seguito al ritiro del Parroco precedente, a motivo di calunnie e addirittura di denunce subite”. Si comprende allora perché don Folci scrive che egli “ dovrà redimere Valle
dall’insulto al sacerdozio, rendendo la parrocchia culla di una vera scuola di santità sacerdotale”.
Come suo primo impegno si propose quello di dare alla comunità “ una profonda e sostanziosa istruzione ed educazione catechistica”, non solo allo scopo di operare una radicale riforma e santificazione della
popolazione, ma anche per essere fedele al proposito degli Esercizi spirituali di “ dare alla Chiesa di nostro Signore tante e sante vocazioni sacerdotali e religiose”.
Ma dopo un solo anno, agli inizi di agosto 1914, dovette abbandonare la parrocchia e partire per il fronte della prima guerra mondiale 1914- ’18, come cappellano dei soldati italiani del 38° reggimento di fanteria. E mentre al suo arrivo a Valle Colorina “ non c’era neanche un cane ad accoglierlo”, quando partì per il nuovo campo di apostolato, tutta la
comunità in lacrime si raccolse attorno a lui.
Quale trasformazione era avvenuta in un anno!
Fatto prigioniero sulla Baisnizza, in conseguenza della ritirata di Caporetto, venne deportato dalle autorità militari austriache, assieme a migliaia di soldati italiani, nel campo di concentramento di Celle- lager e, più tardi, nel Lazzaretto di Lymburg, in Germania, ove si affezionò così intensamente ai suoi ammalati, che decise di rimanere “ volontario” anche dopo l’armistizio tra Italia e Austria del 4 novembre 1918, “ fino a che non partirà l’ultimo soldato ammalato”.
Furono anni di sofferenze indicibili, durante i quali don Folci diede la misura del suo animo sacerdotale, generosissimo nella sua missione tra i soldati. Tuttavia furono anche anni di nuove e grandi amicizie e di incontri
storici con persone che diventeranno gli strumenti della Provvidenza di Dio nei riguardi di lui e della sua Opera : tra queste, Mons. Eugenio Pacelli, allora nunzio apostolico in Germania, che un giorno visitò il Lazzaretto e rimase colpito dallo zelo e dalla carità di questo giovane prete che gli illustrò anche i suoi intendimenti futuri. Divenuto Papa nel 1939 con il nome di Pio XII, nel 1956 invitò don Folci a portare i ragazzi, le Suore e i Sacerdoti del suo Preseminario di Valle Colorina in Vaticano per attendere al servizio liturgico nella Basilica di San Pietro.
Durante questo periodo bellico, don Folci maturò anche i suoi due grandi ideali : “ ricordare, al suo ritorno in parrocchia, i sessanta mila soldati italiani morti in guerra e in prigionia con un tempio votivo” ed “ essere
prete per i Preti, dall’alba al tramonto”, cioè dal momento in cui nasce nell’anima dei ragazzi e dei giovani la vocazione al sacerdozio, poi lungo gli anni del loro ministero sacerdotale e infine nel momento del declino
delle loro forze.
Le numerosissime e commoventi testimonianze che possediamo di questo periodo della sua vita, parlano di un “ prete santo, coraggioso zelantissimo, capace di entrare nell’intimo dell’animo dei soldati, di attirare le loro
confidenze, di consolarli e di portarli sulla retta via”.
Ritornato a Valle Colorina nel gennaio del 1919, don Folci, dopo una commovente udienza con Papa Benedetto XV, che gli diede allora mille lire per iniziare le sue opere e gli promise altri aiuti, riprese con entusiasmo il lavoro pastorale : realizzò il voto che aveva fatto di costruire un santuario per i soldati italiani morti in guerra e in prigionia, ma soprattutto attese alla realizzazione delle sue opere sacerdotali.
A proposito di “ vocazioni al sacerdozio e di sacerdoti”, don Folci aveva chiare nella sua mente alcune istituzioni fondamentali :

  • egli era convinto che il Signore sparge a piene mani i semi di vocazioni sacerdotali nel cuore dei giovani. Per questo lavorava con entusiasmo e riteneva necessaria una pluralità di istituzioni per lascelta e la formazione dei chiamati, quasi una mobilitazione generale di tutte le forze disponibili della Chiesa ;
  • a don Folci l’esperienza, anche quella personale, faceva dire che il Signore dona le prime percezioni della divina chiamata per lo più in tenera età, quando il cuore è ancora puro e trasparente, prima della crisi adolescenziale. Di qui la necessità di “ Preseminari”, un’istituzione con lo scopo di proteggere e di coltivare questi esili germogli e di prepararli al seminario. In questi anni della fanciullezza egli riteneva necessaria, per supplire la mancanza della famiglia, una presenza anche femminile accanto ai ragazzi che vivevano nei suoi Preseminari, e cioè la presenza di anime consacrate, dedite a una funzione educativa materna. Il Cardinale Giovanni Colombo, che fu arcivescovo di Milano e, precedentemente, insegnante e poi rettore per molti anni dei seminari milanesi commentando questa seconda intuizione di don Folci, lasciò scritto: “è la stessa che la mia umile esperienza mi ha confermato. Le vocazioni sono precoci. Può accadere che uno stelo, pur molto promettente, venga spezzato dalla grandine o piegato dal vento sulla terra del solco. Le promesse del cuore giovanile, se infrante o infangate, possono risorgere ancora?
    Molte volte nella mia vita, con lo strazio nel cuore, ho dovuto dire ad un giovane “ impiegato si, professionista anche, ma prete non è più possibile”. E intanto un pensiero mi rodeva l’anima : “ e se il fatto deprecabile fosse accaduto per mancanza di vigilanza o per insufficienza di amore preventivo, secondo il metodo di don Bosco,
    oppure per l’assenza di un amore materno intuitivo, caldo e protettivo? “ Ritengo che questa sia l’idea più nuova e coraggiosa di don Folci”.
  • nel grande cuore di don Folci premeva un’altra aspirazione: preparare sacerdoti formatori per i seminari diocesani poveri di clero. Era un sentimento altruistico che ardeva come fuoco nel suo spirito;
  • don Folci amava immensamente la liturgia e per essa si lasciò accusare di “ formalismo”. “ In realtà – commentava ancora il Cardinale Giovanni Colombo – egli anticipò di trent’anni il Concilio Vaticano II che con il decreto “ Sacrosanctum Concilium” indicò nella Parola di Dio l’elemento essenziale e caratteristico della pietà e dello zelo sacerdotale. Ora più nessuno oserebbe ripetere quell’accusa a colui che nella formazione dei Preti precedeva di tre decenni il passo della storia”,
  • e da ultimo, don Folci era sostenuto in ogni circostanza da una certezza capitale, che egli proclamò a voce alta e sincera : fino in fondo! “ I sacerdoti santi, innamorati di Dio, sono gli strumenti primi e insostituibili per l’edificazione del Regno di Dio sulla terra”. Per conseguire questa finalità, egli riteneva necessario creare delle case apposite dove i Preti potessero trovarsi per Esercizi spirituali, ritiri, giornate di preghiera e anche per riposarsi spiritualmente e fisicamente. Esse avrebbero dovuto essere guidate dalle sue Suore e dai suoi Preti, i quali avrebbero dovuto dedicarsi soprattutto alla preghiera per la santificazione del clero.

Queste idee basilari spiegano le sue molteplici realizzazioni concrete:

  •  la creazione di alcuni “ Preseminari”, un’istituzione di cui egli fu il fondatore. Ne costruì uno a Valle Colorina, a Como, alla “ Madonna del Soccorso” di Ossuccio, a Loano, a Giulianova, in provincia di Teramo e, da ultimo,
    nel 1956, in Vaticano, “ accanto al dolce Cristo in terra”. Egli considerava questo “ Preseminario” il suo gioiello.
    Così disse il Papa Beato Giovanni XXIII quando lo ricevette in udienza privata il 5 luglio 1962 e lo trattenne per oltre un’ora : Lo stile dei “ Preseminari” di don Folci fu l’universalità nell’accogliere ragazzi di ogni diocesi, per restituirli, dopo il cammino formativo, alle diverse Chiese locali o ai vari “ Istituti religiosi”.
    Il “Preseminario” tenne vivo un desiderio della Chiesa espresso anche in recenti documenti del Magistero sul problema vocazionale: offrire agli adolescenti una panoramica delle varie chiamate, in uno schema aperto, privo di proselitismo e al riparo di scelte emozionali.
  • La fondazione di due “ Famiglie spirituali” : le ancelle ( 1926) e i Sacerdoti di Gesù Crocifisso” (1930) a Valle Colorina, una parrocchia che egli “ aveva trasformato quasi in un convento, dove i cenni delle campane convocavano la popolazione più volte al giorno per la preghiera che aveva un carattere prettamente sacerdotale” ( Mons. Maggiolini).
  •  La fondazione, insieme ad alcuni sacerdoti diocesani, dell’Azione Cattolica in Valtellina dove “ diede una mano discreta all’affermarsi del giovane partito che, per motivi storici, raccoglieva l’adesione dei cristiani” ( Mons. Maggiolini).
  •  L’apertura di Case per sacerdoti anziani e per preti bisognosi di riposo fisico e spirituale;
  •  un sostegno discreto e nascosto per i Sacerdoti che lasciavano il ministero;
  •  l’accoglienza temporanea di “ vocazioni adulte” da inserire nei seminari diocesani;
  •  una cura particolare dei “ ritiri” spirituali per i familiari dei sacerdoti e le loro collaboratrici domestiche. Una partecipante a questi raduni fu mamma Enrichetta Viganò, la quale trasmetteva oltre gli oceani le esortazioni ardenti di don Folci alla santità sacerdotale al figlio chierico, che sarebbe diventato il Rettore maggiore dei Salesiani : Don Egidio Vigano;
  • La preparazione di un futuro “ apostolato dei laici”, inculcando già in tenera età un acuto senso della Chiesa e l’aspirazione a collaborare con il Papa e i Vescovi. Don Folci prevedeva che la maggior parte dei ragazzi, cui faceva la proposta cristiana completa, non avrebbe scelto la vita sacerdotale, dato il tipo ampio e non ancora selezionato di chiamata evangelica che rivolgeva loro. Oggi l’Associazione “ Ex alunni e Amici di don Folci”, che raccoglie circa tremila iscritti, è l’espressione collaborativi delle iniziative sacerdotali e vocazionali dell’Opera, specialmente nelle famiglie, che sono i primi ambiti del sorgere delle vocazioni.

I frutti sacerdotali di questo enorme lavoro spirituale di don Folci sono stati ricchi : tra i suoi “piccoli pastori d’anime o pastori in erba”, come egli chiamava i ragazzi dei suoi Preseminari, circa duecento entrarono in Seminari o in  Istituti religiosi” e raggiunsero il Sacerdozio.
Dopo la sua morte, l’Opera portò avanti un’altra direzione di impegno vocazionale, previsto, ma non attuato dal “Padre”: la presenza di Sacerdoti dell’Opera nei seminari minori di alcune diocesi povere di clero (Perugia, Nepi e Civita Castellana, Sessa Aurunca, Pitigliano, in Brasile).
I poli della spiritualità specificatamente sacerdotale di don Folci furono essenzialmente : l’amore alla Croce e al sacramento della Croce, cioè l’Eucaristia, la devozione a Maria, l’ubbidienza al Papa (è poco dire che ne fosse “innamorato”) e ai Vescovi.
Che cosa fa l’Opera don Folci oggi? Tutti conosciamo i cambiamenti che sono intervenuti nella mentalità e nella prassi ecclesiale dopo il Concilio Vaticano II, anche riguardo ai Seminari minori. Mons. Maggiolini, parlando ai preti diocesani, convenuti a Valle Colorina in occasione del centenario della nascita di don Folci, disse a proposito dei “Preseminari”:
“Nell’epoca post-conciliare i “ Preseminari”, per svariati motivi del tutto estranei o addirittura opposti al Vaticano II, furono letteralmente travolti dalla crisi che investì gli stessi “Seminari”.
In questo nuovo contesto, l’Opera porta avanti, pur in dimensioni ridotte, ma con coraggio e soprattutto con grande fede, l’ideale sacerdotale di don Folci : “Essere Preti per i Preti dall’alba al tramonto” : il Preseminario San Pio X in Vaticano continua la sua missione di servizio liturgico in San Pietro e di orientamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani. Alla fine del corrente mese di aprile 2006, l’Opera celebrerà i cinquant’anni della sua presenza con un raduno di 560 persone tra ex – chierichetti sacerdoti e laici e i loro parenti; dal 1956 ad oggi questa istituzione ha dato alle Chiese locali di varie diocesi italiane 68 sacerdoti e 5 seminaristi che frequentano i corsi teologici.
La Casa di soggiorno “don Folci” a Santa Caterina Valfurva, nei due mesi estivi di luglio e agosto, accoglie in media 150-160 sacerdoti per Esercizi spirituali e per trascorrere un periodo di riposo fisico e spirituale. Durante il resto dell’anno essa è aperta a famiglie e scuole cattoliche. La Casamadre di Valle Colorina, oltre a conseguire uno scopo sociale dando ospitalità ad operai e tecnici che lavorano nei dintorni, è aperta a gruppi di laici cristiani per le loro giornate di studio e di preghiera, a comunità di sacerdoti per i “ritiri”mensili, a sacerdoti singoli che desiderano passare una giornata di “ deserto” nella preghiera e nella riflessione e anche a quelli che chiedono di prendere un pasto al giorno in comunità.
Il santuario di Gallivaggio rappresenta il ricupero di un pilastro della spiritualità di don Folci : la devozione a Maria. Le suore svolgono a Como, in via Tommaso Grossi, un lavoro paziente e ricco di tanta cordialità con i sacerdoti anziani. I sacerdoti, in questi ultimi anni, pur dando un’attenzione preferenziale alla loro missione specifica, hanno accolto anche la richiesta di un ministero generico in favore di tutto il popolo di Dio, per essere concretamente accanto ai sacerdoti e alle loro necessità umane e spirituali, in un clima di fraterna amicizia ; per realizzare un
inserimento più vivo nel presbiterio della Chiesa locale e per una vita spirituale che trova nel ministero stimolo e valorizzazione. Ogni mese i Sacerdoti che svolgono il loro apostolato in alta Italia, si trovano a Valle Colorina per il ritiro spirituale e una volta all’anno tutti si riuniscono in un’assemblea di verifica dei loro impegni apostolici.
Il 19 novembre dello scorso anno il Vescovo Mons. Maggiolini ha chiuso a Valle Colorina la fase diocesana del processo di canonizzazione di don Folci. L’Opera chiede al suo fondatore di servire sempre la Chiesa con la sua fede, con la sua umiltà, con il suo coraggio e con il suo abbandono a Dio, che gli facevano dire spesso : “ Tutto è possibile a
chi crede”. “ E’ Lui, il Signore che fa, e adopera soprattutto gli stracci”. “ Dobbiamo operare nello stile del nascondimento di Gesù di Nazareth” e del “ siamo servi inutili ; abbiamo fatto quello che dovevamo fare”. Questi
sono i fondamenti che spiegano il sorgere dell’Opera di don Folci.

don Mario Tocchetti

Como, 24 Aprile 2006

Stampa documento